"ERO IO QUELLO ARMATO NELLA GIOIELLERIA"

“Ero io quello armato nella gioielleria: pistola vera, ho esploso due colpi in alto”. Andrea Caroli, 19 anni, al gip: “Non ero da solo, l’altro aveva un’ascia, ma non faccio nomi. Non so dove sia finita la pistola”. Musio e Gorgoni ammettono di essere stati complici: “Abbiamo aspettato in auto”.

L’altro, il secondo esecutore materiale, avrebbe usato un’ascia per rompere le vetrine e raccogliere i gioielli, per un valore complessivo che supera i centomila euro.  Come Caroli, l’altro ha indossato una tuta di colore bianco, per fare irruzione nell’oreficeria della galleria commerciale. Stefano Musio e Francesco Gorgoni, brindisini anche loro, 22 e 21 anni, arrestati subito dopo il colpo, sarebbero stati in auto ad aspettare. Questo, almeno, è stato il racconto degli indagati che restano tutti in carcere.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Tea Verderosa, ha convalidato gli arresti in flagranza di reato, eseguiti dagli agenti della Mobile, a distanza di poco dal colpo consumato il 14 gennaio scorso, alle 13,27. Il primo a essere stato fermato, è stato Musio: è stato bloccato nelle campagne dello svincolo che collega i rioni La Rosa e Sant’Elia, da un poliziotto assieme al capo della Mobile, Antonio Sfameni. L’auto di servizio degli agenti ha incrociato la Lancia Y, segnalata come quella usata per la fuga dopo la rapina: i numeri di targa sono stati annotati da una guardia giurata. Musio ha corso fino a quando ha potuto, ma è stato raggiunto e bloccato. Poco dopo è stato trovato Gorgoni, sempre nella stessa zona, e venti minuti più tardi, Caroli.

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