PD PUGLIA: NOTA SULLA MEDICINA DEL TERRITORIO



"È tempo di “pensieri lunghi”.


Durante il lockdown prima e la campagna elettorale per le regionali poi, abbiamo affermato con forza che il potenziamento della medicina del territorio deve essere un elemento fondamentale nella strategia di contrasto alla diffusione del Coronavirus.


Si tratta di un tema che è fortunatamente divenuto centrale nel dibattito pubblico degli ultimi mesi, soprattutto perché è evidente che l’implementazione di una rete efficiente di medicina del territorio diminuirebbe drasticamente la pressione che grava sugli ospedali e che è motivo di tante e dolorose chiusure.


È giunto il tempo di sviluppare un approccio organico a questo ambito. Nelle prossime settimane dunque come Partito Democratico della Puglia promuoveremo e sosterremo nelle istituzioni alcune battaglie specifiche.


1) Non è più rinviabile la creazione di una rete capillare di poliambulatori aperti 7 giorni su 7, che sia omogenea, per numero e qualità dei servizi offerti, nei centri e nelle periferie. È infatti evidente che il numero di case della salute presenti al momento nel Paese e nel nostro territorio non è assolutamente sufficiente di fronte alla sfida dell’emergenza pandemica.


2) Più in generale, primo obiettivo delle istituzioni deve diventare il perseguimento del benessere psico-fisico dei cittadini. Tale obiettivo richiede l’applicazione di una concezione olistica della salute al modo in cui pensiamo e organizziamo il welfare. L’attenzione al welfare rappresenta infatti uno dei principali cardini sui quali la primavera pugliese ha costruito il cambiamento sociale della nostra terra. Oggi è il momento di fare un ulteriore passo avanti, proprio dando nuova centralità ai poliambulatori. In queste strutture medici e psicologi di base, infermieri di comunità, assistenti sociali devono essere messi nelle condizioni di lavorare assieme al servizio della collettività: ciò implica innanzitutto che vengano forniti di adeguati mezzi diagnostici e di apposito personale amministrativo.


3) Nulla di tutto questo può però essere realizzato senza un radicale ripensamento della formazione dei medici di base, ambito rispetto al quale l’Italia è ancora molto indietro. Il vettore più adeguato per riorganizzare questi percorsi formativi non può che essere quello delle scuole di specializzazione: la nascita di una scuola ad hoc incaricata di formare sia medici di base e che medici di comunità consentirebbe di valorizzare figure professionali delle quali troppo tardi abbiamo compreso di non poter fare a meno e di assicurarne la migliore preparazione possibile.


Dopo un anno di pandemia, non possiamo rinunciare al coraggio di una visione complessiva della sanità che vogliamo: e la nostra visione passa da qui.

12 visualizzazioni0 commenti